Placche carotidee

Ricerche Scientifiche:

La carotide decorre nel collo e si divide in carotide esterna, che vascolarizza la faccia, ed in carotide interna che porta sangue al cervello. La biforcazione è la sede più frequente di patologia, in particolare si accumulano materiali patologici come grasso (lipidi, colesterolo), calcio, cellule morte, che portano alla formazione delle placche con il conseguente progressivo restringimento dell'arteria (stenosi). Una stenosi a livello delle carotidi causa un apporto deficitario di sangue al cervello. Il rischio più importante della presenza delle placche carotidee è l’erosione della superficie della placca con frammentazione di particelle che vanno ad occludere arterie terminali del cervello; causando ischemie cerebrali e l’ictus. L’ictus può essere massivo e quindi letale; oppure marginale. Tutto dipende dall'entità delle aree cerebrali colpite. L’ictus reversibile è chiamato TIA, regredisce entro qualche ora. Questi eventi sono solitamente un campanello di allarme; se non correttamente interpretati e trattati possono portare ad un ictus permanente. I sintomi che si verificano più frequentemente sono: paralisi di un braccio o di una gamba, perdita improvvisa della vista, incapacità di parlare adeguatamente per qualche minuto. I fattori di rischio più comuni sono: il fumo, il diabete, l’ipertensione, l’obesità, l’ipercolesterolemia e l’età. Il trattamento può essere chirurgico (endoarterectomia) o medico (terapia antiaggregante). Studi multicentrici randomizzati hanno evidenziato che nei pazienti asintomatici il trattamento chirurgico è indicato quando la stenosi raggiunge il 70%, nei pazienti sintomatici il 50%.

Prima dell’intervento viene effettuato un mappaggio ecocolor doppler della biforcazione carotidea che permette di ridurre notevolmente l’estensione dell’incisione; ottenendo di conseguenza una accelerazione dei tempi di guarigione. Il trattamento chirurgico viene effettuato in anestesia generale e consiste nella rimozione completa della placca della carotide. E' stato dimostrato che una percentuale che va dal 20-50% dei TIA è dovuto alla patologia carotidea. Mediante quindi l'esecuzione di un ecocolor doppler delle carotidi, esame veloce e non invasivo, è possibile diagnosticare perfettamente la presenza di una placca carotidea, la sua morfologia e la percentuale di stenosi. Se una persona fa parte quindi di una categoria a rischio, eseguire un ecocolor doppler ogni 12 mesi le può salvare la vita. Il principio attivo utilizzato da più lungo tempo nella terapia antipiastrinica per il trattamento dell'aterosclerosi è stato l'acido acetilsalicilico. L’acido acetilsalicilico esercita i suoi effetti antipiastrinici acetilando la ciclossigenasi piastrinica, inibendo cioè irreversibilmente la formazione di trombossano nelle piastrine. Recentemente l’acido folico, le vitamina del gruppo B, la vitamina C e la D, sono state identificate come supplementi adatti per ridurre gli effetti negativi dell’omocisteina, la quale facilita la formazione di trombi nelle arterie e nelle vene. Sulla base di questi risultati e delle ricerche in vitro ed in vivo già effettuate in precedenza nei nostri laboratori con risultati ottimali sulla riduzione significativa del colesterolo e dei trigliceridi su animali trattati con Citozym, si propone alla Spett. Citozeatec un progetto che sarà quello di valutare l’azione della mix Citozym e Propulzym sulla possibile riduzione delle placche carotidee.

Pubblicazioni Scientifiche su Riviste Internazionali: